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Pokémon Go è un’applicazione smartphone ideata dalla Nintendo. Gli utenti devono andare in giro per strada e cercare di catturare Pokémon (esistono 151 specie) attivando la fotocamera, conquistare palestre e guadagnare soldi per le Poké Ball.

Attualmente il gioco è utilizzato da 20 milioni di persone ogni giorno. Su mille persone intervistate per una ricerca, quasi il 30% ha dichiarato di passare del tempo ogni giorno a cacciare Pokemon percorrendo 13 chilometri. La maggioranza dei giocatori ha 18-34 anni, seguiti da 13-17 anni. Senza Pokemon il 65% dei giocatori avrebbe passato il tempo a guardare Netflix, mentre il 55% avrebbe usato Facebook.

Anche Pokemon crea dipendenza: il problema sorge nel momento in cui la realtà virtuale diventa parte della vita quotidiana. Un gioco compulsivo che sfocia in dipendenza e crea isolamento. Sempre più connessi ma sempre più soli; all’aperto, ma scollegati dalla realtà, ognuno intento a rimanere concentrato per acchiappare Pokemon in giro. Molti gli incidenti e i decessi legati a distrazione per uso di Pokemon, così come strane storie legate al gioco. Un ragazzo neozelandese di 24 anni si è licenziato per poter dedicare l’intera giornata al gioco; una donna ha guidato contromano in autostrada e un’altra è stata avvistata a piedi per cercare mostri; un soldato americano ha catturato Pokemon a Mosul, in Iraq, nel corso di un operazione bellica contro l’ISIS, alcune persone sono morte nei Balcani mentre cercavano Pokemon su un campo minato, risalente alla guerra degli anni ’90. Ad un ginnasta giapponese partecipante alle Olimpiadi di Rio è stata contestata una bolletta telefonica da 5 mila dollari per aver giocato a Pokemon, senza considerare i costi di roaming dovuti al traffico dati generati dal gioco. Un nuovo papà ha visto comparire all’improvviso un mostro mentre riprendeva la moglie partorente sul letto di ospedale. A Capaci, dove morì il giudice Falcone, si intravede un Pokemon a presidiare la lapide. In Versilia sono sorte consulenze psicologiche sulla dipendenza.

C’è chi pensa che dietro il gioco ci siano i servizi segreti, un complotto organizzato per spiarci, un videogame studiato nei minimi particolari per controllarci. Il motivo che fa pensare al complotto sono le autorizzazioni richieste dall’App: geolocalizzazione, fotocamera e google account. Dall’account google, Niantic, una startup nata in seno a Google, raccoglie i dati personali per poi cederli al Governo. La CIA sarebbe a capo del gioco per spiarci in luoghi normalmente non accessibili, come le abitazioni private e potrebbero piazzare i pokèmon in certi luoghi per spingere la gente a fotografare e avere immagini di ciò che accade all’interno.

Andrea Stifini
Associazione INdipendenza